• Camogli

“C’è una città, Camoglia, col suo piccolo porto di mare, a centinaia di piedi al di sotto della strada, dove vivono famiglie di marinai che, da tempo immemorabile, hanno posseduto in quel luogo, battelli di cabotaggio (….) è una miniatura perfetta di una città marinara primitiva: la più salata, la più rude, la più piratesca che si sia mai vista�.
Così Charles Dickens descrive Camogli che visitò durante un suo viaggio in Italia negli anni 1844- 1845.
A queste osservazioni fa eco il ritratto che di questa città fece nel 1951 lo scrittore Corrado Alvaro. In un suo articolo apparso su “La Nuova Stampa� del 14 ottobre parla di Camogli racchiusa “attorno al porticciolo, tra le combinazioni della bellezza e della fantasia della vita quotidiana che in Liguria si direbbero nate da un incontro casuale, quasi involontario, senza compiacimento, tanto gli uomini sono restii. (…) Il vecchio nucleo del paese avventuroso come un bel racconto, formato come la crescita d’una conchiglia, di quelle grandi conchiglie che formano la cornice dell’immagine devota presso il porto�.
In ogni tempo tanti viaggiatori hanno raggiunto e narrato Camogli. Le loro impressioni, diverse e tuttavia colte dalla realtà, fanno pensare che esista non una ma più “Camogli�, tante quante sono le suggestioni che questa città sa creare nei visitatori generando un coinvolgimento che riporta indietro nel tempo quando viaggiare era un piacere dello spirito oltre che conoscenza di luoghi e tradizioni.
Oggi come allora descrivere Camogli è come gettare lo sguardo su uno spazio che dalla compattezza del nucleo urbanistico originario si dilata in alto sulla collina stendendosi sul pendio del Promontorio del Portofino fra ulivi e alberi da frutta per poi riflettersi, a tratti, a picco sul mare che accoglie nel suo azzurro i colori della macchia mediterranea e quelli variopinti delle alte case.
E questo stesso sguardo indagatore e curioso può cogliere nelle pieghe di questa immagine anche i segmenti di una storia cittadina tutta costruita nel difficile ma attraente rapporto con il mare.
Camogli, l’ottocentesca “Città dei Mille Bianchi Velieri�, difende la sua identità di borgo marinaro mutuata dalla tradizione del passato ed oggi espressa nella vocazione turistica tutta costruita sul patrimonio naturalistico e sul fascino discreto delle testimonianze storiche ed architettoniche disseminate nel territorio.
Facile, e un po’ scontato, è elencare quanto può offrire questa città al turista di oggi, più disincantato e frettoloso di un tempo ma sempre esigente: l’Abbazia di San Fruttuoso, la chiesa romanica di San Nicolò, la Millenaria di Ruta, il Museo Marinaro, il Castello della Dragonara, la raccolta di ex voto nel chiostro del Santuario del Boschetto, le piccole cappelle o l’imponente convento di San Prospero.
Il recente “maquillage� urbanistico delle facciate dei palazzi o delle principali arterie cittadine ha “svecchiato� un po’ l’immagine di Camogli che come tanti piccoli centri costieri della Liguria vive intensamente durante i mesi estivi mentre nella stagione invernale sembra chiudersi in se stessa. Ma forse è proprio nelle giornate fredde per il soffio di tramontana o tiepidamente assolate dell’inverno che si apprezza quella dimensione di piccolo borgo marinaro, tranquillo, non congestionato dal traffico o da rumori, dove si può ancora assaporare il profumo della focaccia appena sfornata o ritrovare la tradizione delle reti distese sui aste di legno lungo il molo.
L’invito è quindi di cercare in Camogli non solo ciò che è pittoresco o suggestivo ma scavare oltre alla sua immagine un po’ stereotipata per cogliere le tracce della sua più autentica realtà.
[Carla Campodonico]