La Madonna del Bosco
AVEGNO. Era stata una settimana dedicata alla preghiera e alla penitenza e i fedeli erano pronti ad affrontare il pellegrinaggio alla Madonna del Bosco. Erano passati più di cento anni dall’apparizione e i testanini non erano mai mancati alla ricorrenza guidati dalla fede e dalla devozione. Quell’anno, 1644, rappresentava però qualcosa di diverso: il Rettore aveva informato la sua gente che dal mese di giugno si potevano finalmente ricevere i Sacramenti sul luogo dell’apparizione. Con grandi paroloni aveva spiegato che tutto ciò era merito di un Decreto Arcivescovile e sollecitato l’obolo necessario a sostenere le spese annuali per le sacre funzioni. Il risparmio era già presente nei cromosomi testanini ma i fedeli assicurarono la loro disponibilità a fornire l’olio necessario alle funzioni a all’illuminazione del Santuario anche per gli anni a venire. L’olio simboleggiava la presenza del sacro, la luce divina,la speranza di salvare la propria anima e il Rettore non dimenticava mai di ricordarlo alla fine della messa domenicale. Genova e le Riviere erano state intitolate alla Madonna pochi anni prima per lo scampato pericolo della peste che aveva percorso la penisola, quindi l’anniversario era un ulteriore occasione per ringraziare la Vergine Protettrice e Misericordiosa. La famiglia Lagomarsino si alzò di buon mattino e si unì ai numerosi pellegrini che si inerpicavano sulle pendici di Cornua. Le sacche erano state preparate la sera precedente, il pane fresco profumava ancora e un’intera formaggetta avrebbero dovuto bastare. Due zucche piene di buon vinello avrebbero rallegrato il pranzo all’aperto tra i castagni e un cesto di fichi avrebbe addolcito il palato di tutti. Gran parte della giornata sarebbe stata certamente dedicata alle cerimonie religiose, ma Gianchinetta e Aimelina speravano che tutto si concludesse come l’anno precedente quando i ragazzi le avevano invitate a ballare la rionda intorno a un gran fuoco. La discesa verso Pannesi si rivelava agevole e i sentieri risuonavano delle grida dei più piccoli e delle preghiere dei fedeli via via più numerosi. Ai testanini si univa la comunità di Canepa che scendeva dalla vetta del monte, mentre i pellegrini di Uscio salivano dalla parte opposta.Il grande quadro rappresentante l’apparizione della Madonna al contadino sordomuto era per tutti motivo di ammirazione e preghiera. Gianchinetta e Aimelina erano le prime a partecipare alla processione sull’ampia spianata e fingevano di non accorgersi degli sguardi dei coetanei e di non sentire i moniti della madre che le invitava a pregare composte. Grandi mandilli venivano poi stesi sull’erba e le famiglie sedute attorno socializzavano tra sorsi di vino e risate cosi rare tra la vita quotidiana. Era l’inizio della stagione autunnale e sulla brace non mancavano le prime castagne e i funghi profumati delle nostre colline. Quello che rappresentava una vacanza,una parentesi agli affanni quotidiani, si chiudeva con una lunga fila lungo i sentieri della vita del ritorno tra il vociare dei più giovani e l’ansimare degli anziani. La fatica era alleviata dalla convinzione di aver alleggerito la propria anima dai peccati ai piedi della Madonna del Bosco.
[f.l]






