Il Golfo Paradiso nel Secolo XIX del 1953
GOLFO PARADISO. Il 22 marzo 1953 appare su “Il Secolo XIX” un articolo firmato con la sigla “r.b.” dal titolo “Possibilità turistiche del Golfo Paradiso”. Riportando lo scritto una serie di considerazioni - sotto il profilo turistico - utili a comprendere il significato e l’affermarsi della denominazione “Golfo Paradiso” coniata proprio in quegli anni dall’Avv. Filippin Degregori, ne riportiamo di seguito alcuni brani nell’intento di farne cosa gradita a tutti coloro che vogliono saperne di più su questa realtà geografica. “Tutt’è tre le località (Recco, Camogli, Uscio, ndr) hanno possibilità proprie, godono o godranno di caratteristiche proprie, hanno proprie particolari tradizioni e attrative; ma è evidente (purchè si guardi ad esse con obbiettività e sufficientemente sgombri da ogni eccesso di campanilismo) che esse vivono come su piani complementari, e possono, quindi ,volendo, sia danneggiarsi, sia agevolarsi a vicenda. (…) Ecco allora l’importanza del programma comune, da realizzare non solo come suddivisione delle manifestazioni del calendario, ma anche come appoggio pratico e sostanziale nella organizzazione delle manifestazioni. (…) Vogliamo fare un esempio? Camogli, che (….) ha fatto decisi passi avanti verso un programma che “riempa” la stagione mediante manifestazioni di importanza eccezionale, Camogli, dicevamo, organizza in piena stagione estiva la “Stella Maris”, festività imponente e caratteristica, che è giustamente assurta all’onore del calendario nazionale delle manifestazioni turistiche e che è stata giustamente celebrata da numerosi organi di stampa. Non sarà sufficiente che le altre località del Golfo Paradiso badino a non organizzare per tale occasione altre manifestazione che valgano a stornare l’attenzione da quella camogliese: bisognerà, invece, che le altre località organizzino qualcosa in appoggio di quella manifestazione che (senza togliere nessun merito e onore ai camogliesi che l’hanno creata e curata amorevolmente) può diventare una manifestazione dell’intero Golfo Paradiso (…). E da Recco, da Sori e da Bogliasco potranno partire piccole processioni di barche, per gli indigeni e per gli ospiti, che confluiranno a Camogli; e da Uscio sarà possibile fare lo stesso con autopullmann, eccetera. Di questo passo, senza nulla togliere alla sovrana autonomia delle singole cittadine, sarà possibile “riempire” un’intera stagione, attrarre in misura larghissima l’attenzione degli estranei, raccogliere frutti assai copiosi, imporsi maggiormente nelle organizzazioni turistiche. Sarà possibile pubblicare manifesti e calendari in comune, sfruttando il comune denominatore del “Golfo Paradiso” ed economizzando notevolmente le risorse che, si sa, sono scarse. (…) E’ forse un sogno questo nostro modo di vedere? (…) Noi vogliamo avere fiducia: qualche anno fa poteva sembrare un sogno il pretendere (e il camoglino Filippin De Gregori lo sa) che di fronte al nome affermatissimo del Golfo Tigullio si potesse battezzare con successo il Golfo,sino allora rimasto anonimo, di Recco e Camogli. Eppure, oggi, esso si chiama Golfo Paradiso, e non v’è carta geografica pubblicazione turistica o cartolina illustrata che lo ignori. E anche ciò è stato un grande passo verso la valorizzazione e la notorietà di una zona, di “tutta la zona”.”






