• Bogliasco

Ti lasci alle spalle la città, i suoi rumori, la sua aria pesante, e subito ti appare una scogliera alla quale sembrano aggrapparsi giganteschi e secolari pini. Prosegui tra antiche ville, con l’aspetto un po’ “stanco�: sono le antiche residenze dei ricchi del primo Novecento che, dopo Nervi, avevano scoperto Bogliasco.
Ma la vera Bogliasco la puoi scoprire entrando in paese e scendendo lungo la “Ginestra�, la breve passeggiata a picco sul mare che scende al piccolo porticciolo. Ti lasci alle spalle la settecentesca chiesa, gioiello del barocco genovese, e sul mare alla foce del torrente scopri quello che tutti chiamano il “ponte romano� ma che romano non è. Qui passava la strada romana, la via di Emilio Scauro, che già un secolo prima di Cristo collegava i borghi della riviera. Forse allora c’era un ponte, o più probabilmente un guado. Poi nel Trecento fu costruito, e secoli dopo ricostruito, il ponte attuale. All’estremità del piccolo golfo il “Castello� antica torre di difesa e segnalazione oggi trasformato in casa di civile abitazione. Scopri la lunga palazzata con le case che un tempo furono dei pescatori, decorate nei vivaci colori della riviera. In cima alla salita, quasi all’altra estremità del golfo, la seicentesca testimonianza di un’antica Confraternita: l’Oratorio di S. Chiara. La strada prosegue in piano; dove un tempo sorgevano agrumeti e vigne oggi sorgono le palazzine del dopoguerra, che circondano il novecentesco tempietto della Madonna delle Grazie disegnato da Pietro Luxoro, che con i suoi ex voto ci riporta alla marineria bogliaschina, florida in tutto l’Ottocento.
Ma Bogliasco fu per secoli soprattutto un paese contadino: un’agricoltura povera e difficile, dove gli orti erano rubati alla collina col sistema delle fasce. Chilometri di muri a secco, costruiti pietra su pietra terrazzando, nel corso dei secoli, l’aspra collina. Mulini, oggi completamente abbandonati o trasformati, che sfruttavano le acque dei torrenti per macinare grano e castagne, frantoi dai quali usciva una delle poche ricchezze di questa terra, l’olio. Su queste colline i borghi delle frazioni, Sessarego, antico rifugio dai predatori che venivano dal mare, Poggio e San Bernardo, già appartenenti alla Pieve di Sori, ma che da sempre gravitavano su Bogliasco. Qui l’aria profuma di rosmarino e di salvia, che si mescola al sapore di sale portato dal vento marino. I sapori della nostra cucina, la cucina povera dei liguri.
Come un gigante disteso sul mare, il monte di Portofino, in lontananza, racchiude il Golfo Paradiso.

Sessarego, sapore di antico [Luca Sessarego]