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	<title>Golfo Paradiso &#187; Storie e tradizioni</title>
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	<description>Notizie eventi ed appuntamenti nel Golfo Paradiso</description>
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		<title>Testimonianze risorgimentali: Simone Schiaffino in versi e in musica</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 17:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carla</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Camogli. Simone Schiaffino, giovane alfiere dei Mille, occupa nella storia di Camogli un posto di primo piano per la sua partecipazione  da protagonista alle vicende risorgimentali e per la morte eroica avvenuta nel corso della battaglia di Calatafimi del 15 maggio 1860. Il ricordo della sua figura e della sua vicenda umana non è mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2226" src="http://www.golfoparadiso.info/wp-content/uploads/2011/03/Immagine-003-225x300.jpg" alt="Immagine 003" width="225" height="300" />Camogli.</strong> Simone Schiaffino, giovane alfiere dei Mille, occupa nella storia di Camogli un posto di primo piano per la sua partecipazione  da protagonista alle vicende risorgimentali e per la morte eroica avvenuta nel corso della battaglia di Calatafimi del 15 maggio 1860. Il ricordo della sua figura e della sua vicenda umana non è mai venuto meno nel corso dei decenni . Piace qui ricordare solo a titolo d&#8217;esempio due testimonianze. Presumibilemente negli anni &#8216;20 dello scorso secolo viene composto un &#8220;Inno a Simone Schiaffino&#8221;. A comporlo sono, per il testo,  Davide Vignola, Direttore delle Scuole elementari cittadine e, per la musica, Federico Olivari, organista della chiesa parrocchiale. L&#8217;inno è dedicato all&#8217;allora podestà di Camogli, Giuliano Bollo. Il tono declamatario e celebrativo del testo dell&#8217;inno è rintracciabile anche nei versi di Angiolo Silvio Novaro che nel componimento &#8220;I Mille&#8221; dedica a Simone Schiaffino alcune strofe: <em>&#8220;Avanti, avanti! Il ligure Schiaffino/portava l&#8217;orgogliosa/bandiera sventolante nel turchino./Cadde, e coprì la terra sanguinosa con la grande persona.&#8221;</em></p>
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		<title>Testimonianze risorgimentali: lapide a ricordo di Garibaldi</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 18:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carla</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Camogli. Nell’atrio del municipio di Camogli è collocata una lapide marmorea che ricorda Giuseppe Garibaldi. Fu fatta collocare dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso nel giugno del 1882. Vi si legge: “Duce Padre al Popolo/Giuseppe Garibaldi/Il  II giugno MDCCCLXXXII/giorno all’Italia nefasto spirava/partecipe al lutto nazionale/e perché valga esempio/d’impareggiabile virtù/alle future generazioni/la Società Operaia/deliberò pose”. All’indomani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2134" src="http://www.golfoparadiso.info/wp-content/uploads/2011/02/lapide-giuseppe-garibaldi-atrio-comune-31-300x167.jpg" alt="lapide giuseppe garibaldi atrio comune 3" width="300" height="167" />Camogli.</strong> Nell’atrio del municipio di Camogli è collocata una lapide marmorea che ricorda Giuseppe Garibaldi. Fu fatta collocare dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso nel giugno del 1882. Vi si legge: “Duce Padre al Popolo/Giuseppe Garibaldi/Il  II giugno MDCCCLXXXII/giorno all’Italia nefasto spirava/partecipe al lutto nazionale/e perché valga esempio/d’impareggiabile virtù/alle future generazioni/la Società Operaia/deliberò pose”. All’indomani della morte del generale Garibaldi avvenuta il 2 giugno 1882, la giunta comunale camogliese, ricevuta la notizia dal sindaco della Maddalena, proclamò il lutto cittadino: il tricolore a mezz’asta per tre giorni, le scuole chiuse, le condoglianze inviate alla famiglia. Tuttavia non mancarono, all’interno dell’Amministrazione comunale, dei dissidi circa le modalità di perpetuare la memoria di Garibaldi. Il 7 giugno il sindaco, il cav. Giuseppe Bozzo,  propose di collocare nel salone municipale un busto in marmo raffigurante Garibaldi ma all’iniziativa si opposero alcuni assessori che richiedevano fosse commemorato con pari rilievo anche il sovrano Vittorio Emanuele II. Nel dibattito che, contrapponeva come è evidente ideologie e posizioni politiche diverse, si inserì la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Camogli che ottenne di collocare la lapide ancora oggi visibile nell’atrio del Comune.</p>
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		<title>I &#8220;Sepolcri&#8221; nella Chiesa di Pieve Alta</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 16:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marina</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pieve Ligure]]></category>
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		<description><![CDATA[PIEVE LIGURE. I Sepolcri fanno parte dei riti pasquali, e sembra che la loro origine sia legata agli altari allestiti ‘in Coena Domini’ per rappresentare il Pane Eucaristico per la Comunione, e non per raffigurare il Sepolcro di Gesù, come comunemente si crede. Ogni regione italiana ha una sua tradizione per quanto riguarda l&#8217;allestimento e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PIEVE LIGURE. </strong>I Sepolcri fanno parte dei riti pasquali, e sembra che la loro origine sia legata agli altari allestiti ‘in Coena Domini’ per rappresentare il Pane Eucaristico per la Comunione, e non per raffigurare il Sepolcro di Gesù, come comunemente si crede. Ogni regione italiana ha una sua tradizione per quanto riguarda l&#8217;allestimento e la decorazione dei Sepolcri, in comune vi è l’uso di fiori bianchi e la presenza di vasi con germogli di grano, che simboleggiano la Resurrezione.	Nella città di Genova i Sepolcri esistevano già in epoca medievale: il Giovedì santo si allestivano altari decorati con fiori e tessuti, sui quali veniva esposta l’Eucarestia. Durante il Rinascimento la decorazione degli altari divenne particolarmente elaborata e tale tradizione si è conservata fino ai giorni nostri, assieme all’uso di visitare i Sepolcri in almeno tre differenti chiese. A Pieve Ligure, <span id="more-217"></span> nella  Chiesa di San Michele ogni anno i Sepolcri vengono allestiti in modo diverso, sempre con grande creatività. Alcuni anni fa al posto del tappeto di fiori, al centro del pavimento è stato sistemato un antico baldacchino in seta ricamata, che fa parte degli arredi della Chiesa ed è citato negli antichi inventari. Attorno al tessuto ricamato  sono stati creati dei disegni con i petali dei fiori, e sui lati sono stati disposti i tradizionali vasi con i fiori o con i germogli di grano.</p>
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		<title>La Chiesa di S. Michele a Pieve Alta</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 16:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marina</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pieve Ligure]]></category>
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		<description><![CDATA[PIEVE LIGURE. Pieve Ligure deve il suo nome alla bella Pieve barocca &#8211; un un tempo chiamata Pieve di Sori &#8211; che sorge sulla sua piazza principale, a Pieve Alta (fig. 1-2). Le prime notizie riguardanti la Pieve risalgono all’anno Mille, mentre il più antico documento scritto, che si data all’anno 1143, riguarda le decime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PIEVE LIGURE.</strong> Pieve Ligure deve il suo nome alla bella Pieve barocca &#8211; un un tempo chiamata Pieve di Sori &#8211; che sorge sulla sua piazza principale, a Pieve Alta (fig. 1-2). Le prime notizie riguardanti la Pieve risalgono all’anno Mille, mentre il più antico documento scritto, che si data all’anno 1143, riguarda le decime delle olive dei parrocchiani che venivano versate alla Pieve stessa. Non si conosce la data precisa in cui venne costruita l’attuale Chiesa: un tempo sulla facciata si leggeva la data del 1610, anno in cui l’edificio venne ampliato e prolungato, aggiungendo due nuovi altari. Il 17 agosto del 1749 Giuseppe Maria Saporiti, Arcivescovo di Genova, celebrò una Messa solenne per rinnovare la consacrazione della Chiesa, <span id="more-183"></span>che venne dedicata a San Michele Arcangelo, alla Vergine Maria ed ai santi Eusebio e Celso. La facciata è decorata da lesene, capitelli ionici, stemmi papali, amorini e tralci d’acanto d’ispirazione rinascimentale (fig. 3-4). San Michele è raffigurato in un affresco sulla facciata della chiesa (fig. 5). Nel fregio soprastante compaiono i busti di sei santi: san Giuseppe, san Giacobbe e san Michele Arcangelo a sinistra (fig. 6), san Gaetano, san Rodano e san Giovanni Battista a destra (fig. 7). Le reliquie di San Rodano, riposte all’interno di un corpo in legno, vestito con un abito da legionario, sono sitemate in un reliquiario che sormonta l’altare di una cappella laterale (fig. 8); furono donate alla Pieve dal Cardinale Marco Antonio Colonna il 7 agosto del 1764. San Rodano era un legionario romano appartenente alla Legione Tebea, composta interamente da soldati cristiani che vennero tutti martirizzati; è patrono dei marinai e viene festeggiato la quarta domenica di settembre. L’interno della Chiesa (fig. 9) è scandito da una serie di altari laterali fiancheggiati da pilastri con colonne tortili che sorreggono timpani decorati da sculture (fig. 10). Il soffitto e le pareti sono interamente affrescati, e al centro campeggia una copia del san Michele di Perin del Vaga (fig. 11). Secondo una leggenda, il pittore fece naufragio in vista di Pieve nel 1527, e fece voto di eseguire un dipinto nella chiesa che aveva visto dal mare come ringraziamento per essersi salvato. L’altar maggiore (fig. 12) è intarsiato di marmi preziosi e così pure la balaustra settecentesca, opera dell’artista palermitano Angelo Maria Mosso. Il campanile è alto 40 metri e già nel Settecento aveva un orologio. Nel 1905 l’arciprete Rollino lo dotò di sei nuove campane, che durante la seconda guerra mondiale servirono più volte a dare l’allarme durante i bombardamenti aerei. (Notizie tratte dal libro Pieve su Pieve giù, leggende, ricordi, tradizioni, personaggi, a cura di Pier Luigi Gardella, 1999, pagg. 11-17).</p>
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		<title>Il Castel Dragone</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2007 17:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carla</dc:creator>
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CAMOGLI. Il Castel Dragone o della Dragonara rappresenta la struttura architettonica di maggior rilievo nel tessuto urbanistico della città formando con
la Chiesa Parrocchiale di S. Maria Assunta e le antiche case dell’Isola l’immagine più caratteristica e conosciuta di Camogli.La sua storia risale al XII secolo quando venne costruito unitamente ad una più ampia fortificazione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="lightbox[pics435]" href="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/11/castello3.jpg" title="castello3.jpg"><img width="200" src="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/11/castello3.miniatura.jpg" alt="castello3.jpg" height="150" /></p>
<p></a>CAMOGLI.</strong> Il Castel Dragone o della Dragonara rappresenta la struttura architettonica di maggior rilievo nel tessuto urbanistico della città formando con<br />
la Chiesa Parrocchiale di S. Maria Assunta e le antiche case dell’Isola l’immagine più caratteristica e conosciuta di Camogli.La sua storia risale al XII secolo quando venne costruito unitamente ad una più ampia fortificazione che doveva includere tutta il nucleo originario del borgo camogliese. Costituì fin da allora il luogo di incontro della piccola comunità e di difesa dagli attacchi dei pirati o delle fazioni nemiche che si fronteggiavano nei secoli XIII e XIV  nella vicina Genova. L’appoggio che i Camogliesi diedero di volta in volta a queste fazioni costarono al borgo ed al castello frequenti attacchi e parziali distruzioni.Un primo smantellamento delle fortificazioni intorno a Castello avvennero nel XV secolo per ordine del doge genovese Giano Fregoso ma la sua importanza strategica ne determinò la ricostruzione e la presenza di una guarnigione inviata dal governo centrale genovese.Un secolo più tardi venne però decisa la sua demolizione per  un generale programma di ridimensionamento delle fortificazioni presenti nel territorio ligure. Parzialmente abbattuto il Castello venne  ricostruito nel 1560 per opera dell’architetto Giacomo Vassallo e con grande sacrificio economico per la comunità camogliese. <span id="more-435"></span>Il ruolo difensivo rivestito dalla struttura non venne meno nei secoli successivi: ancora nel 1802 si temeva un attacco dei pirati di Tunisi. Ma è nel corso del XIX secolo che il Castello muta la sua funzionalità divenendo di volta in volta prigione, sede di assemblee comunali, luogo di riunioni e di prove per le bande cittadine. Solo il I conflitto mondiale le restituì temporaneamente l’originaria valenza di difesa: ospitò infatti un corpo di guardia per sorvegliare le acque del golfo a seguito di gravi fatti di guerra come il siluramento del piroscafo inglese “Washington?.Negli anni ’50 furono necessari lavori di ristrutturazione al torrione centrale e con l’affermarsi della vocazione turistica di Camogli si cercò di attribuire al Castello una nuova funzione promozionale.  Nel 1971 venne deciso di realizzare al suo interno un Acquario tirrenico con la sistemazione nei due locali interni di numerose vasche in cui erano riprodotti i fondali del Promontorio di Portofino ed ospitati le specie più note della fauna ittica.Di recente un generale restauro ne ha valorizzato le caratteristiche di spazio culturale adatto ad ospitare manifestazioni turistiche ed esposizioni, fra le quali la mostra allestita in occasione del restauro della Statua del Cristo degli Abissi, l’iniziativa culturale dedicata al Risorgimento “Camogli paese modello.. 1815-1915. Uomini e storie del Risorgimento?  e, ultima in ordine di tempo la mostra “Ritratti per una città: Antonio Schiaffino (1879-1968), pittore camogliese?. </p>
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		<title>La tonnara di Camogli</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2007 17:20:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carla</dc:creator>
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CAMOGLI. Fa parte della storia e del paesaggio di Camogli: è la tonnara o la tonnarella di Punta Chiappa, espressione più autentica della cultura marinara della città. E’ l’unico impianto di questo tipo di pesca presente in Liguria. Le prime notizie della tonnara di Camogli risalgono al 1603 ma probabilmente è anche più antica. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="lightbox[pics-1195406207]" href="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/11/tonnara.jpg" title="tonnara.jpg"><img width="200" src="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/11/tonnara.miniatura.jpg" alt="tonnara.jpg" height="91" /><br />
</a>CAMOGLI.</strong> Fa parte della storia e del paesaggio di Camogli: è la tonnara o la tonnarella di Punta Chiappa, espressione più autentica della cultura marinara della città. E’ l’unico impianto di questo tipo di pesca presente in Liguria. Le prime notizie della tonnara di Camogli risalgono al 1603 ma probabilmente è anche più antica. Un solenne Decreto del Magistrato dei Censori stabiliva che “delli tonni che si fossero presi alla tonnara di Camogli se ne dovessero dare agli abitanti di Camogli e di Recco per loro uso dieci di un rubo, venticinque di due, sei sino a cento rubi?. L’uso di distribuire i tonni fu rinnovato con altri successivi decreti nel corso del ‘600 e ‘700. La devozione della cittadinanza fece sì che i proventi della tonnara venissero utilizzati anche a favore di opere pubbliche (il molo) o per le chiese del territorio del comune. Sembra dunque che la tonnara di Camogli è stata in passato una fonte di benessere per tutta la cittadinanza. Dopo il 1817 la tonnara ebbe un lungo periodo oscuro che ebbe termine nel  1875 quando, su istanza del consiglio comunale,  fu rilasciato un atto di concessione per l’esercizio della pesca nelle acque della tonnara di Camogli per la durata di sei anni. <span id="more-433"></span>Questo impianto di pesca anticamente era gestito da privati.  Successivamente fu riservato ad una Cooperativa fondata nel 1910 e chiamata “Cooperativa SS. Prospero e Caterina? che durò fino al 1923. Un’altra cooperativa venne costituita nel 1937, la “Società Anonima Cooperativa Tonnarella di Camogli?. Dal 1943 al 1945 la tonnara non fu messa in mare a causa del totale del divieto di navigazione nelle acque del golfo imposta dallo stato di guerra, ma riprese la sua attività al termine del conflitto e funzionò ininterrottamente fino al 1979 quando venne sciolta ma, ferma per due anni, riprese nel 1985 rilevata dalla Cooperativa Pescatori di Camogli.La tonnara di Camogli viene chiamata “Tonnarella? per le sue ridotte dimensione, ha due sole camere, rimane in mare da aprile a settembre, cattura soprattutto boniti, palamite, lecce e qualunque pesce di passaggio, e la rete viene sollevata (levata) tre volte al giorno, senza effettuare la mattanza.Da anni la rete della tonnara di Camogli viene tesa sempre nello stesso posto, a circa 400 metri da Punta Chiappa, quasi sotto la millenaria Chiesa di S. Nicolò.  </p>
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		<title>Un antico pastificio camogliese</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2007 16:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carla</dc:creator>
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CAMOGLI.  Nel 1973 venne festeggiato il 50.mo anniversario del pastificio Ogno, non solo esercizio commerciale notissimo per decenni ma anche una pagina della storia e della tradizione di Camogli. E’ il primo gennaio del 1923 quando Gerolamo Ogno con i suoi aiutanti, i giovani figli Prospero e Angelo, avviò la sua attività di pastaio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="lightbox[pics423]" href="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/11/pastificio-ogno2.jpg" title="pastificio-ogno2.jpg"></a><a rel="lightbox[pics423]" href="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/11/096_ogno1923.jpg" title="096_ogno1923.jpg"><img width="147" src="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/11/096_ogno1923.miniatura.jpg" alt="096_ogno1923.jpg" height="200" /><br />
</a>CAMOGLI.</strong>  Nel 1973 venne festeggiato il 50.mo anniversario del pastificio Ogno, non solo esercizio commerciale notissimo per decenni ma anche una pagina della storia e della tradizione di Camogli. E’ il primo gennaio del 1923 quando Gerolamo Ogno con i suoi aiutanti, i giovani figli Prospero e Angelo, avviò la sua attività di pastaio nei locali siti in Via Garibaldi. Allora in Camogli erano operanti diversi pastifici. Non esistendo gli essiccatori, il clima, temperato e mite,  diventava un elemento fondamentale per la produzione di pasta e,  in particolare, per l’essicazione del prodotto senza ammuffire. La ditta Ogno utilizzava una macchina che girava per ore ed ore mossa da un docile mulo che permetteva di risparmiare fatica. Da allora moltissime attrezzature cambiarono ma la ditta di Gerolamo Ogno seguì il passo dei tempi. Anzi, fu la prima ad allacciarsi alla corrente elettrica.L’attività proseguì florida per molti decenni fino agli anni ’80: trofie, ravioli, tortellini vennero prodotti sempre secondo l’antica tradizione nonostante l’adeguamento alle norme per l’imballaggio.Ai nostri giorni, all’antico pastificio Ogno, è subentrata una nuova ditta sempre dedita alla produzione di pasta fresca, condimenti, salse e, naturalmente, pesto.La tradizione continua.</p>
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		<title>Una caratteristica piazzetta di Camogli</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Sep 2007 19:42:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carla</dc:creator>
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CAMOGLI.  Chiusa fra le case di via Garibaldi e via della Repubblica, nascosta ai turisti e poco frequentata dai residenti, una piccola piazza dalla caratteristica pavimentazione a “risseu? racconta una pagina poca nota della storia camogliese. Piazzetta delle “Signore Secche?, toponimo non certificato in alcuno stradario, conserva il fascino del tempo lontano quando le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="lightbox[pics-1190576135]" href="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/09/piazzetta-signore-secche1.jpg" title="piazzetta-signore-secche1.jpg"><img width="150" src="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/09/piazzetta-signore-secche1.miniatura.jpg" alt="piazzetta-signore-secche1.jpg" height="200" /></a><br />
CAMOGLI.</strong>  Chiusa fra le case di via Garibaldi e via della Repubblica, nascosta ai turisti e poco frequentata dai residenti, una piccola piazza dalla caratteristica pavimentazione a “risseu? racconta una pagina poca nota della storia camogliese. Piazzetta delle “Signore Secche?, toponimo non certificato in alcuno stradario, conserva il fascino del tempo lontano quando le vie cittadine erano identificate con nomi imposto dalle consuetudini, dall’aspetto urbanistico o dalla presenza di edifici di qualche agiata famiglia.<span id="more-317"></span> Le “signore secche? della piazzetta sono identificate dalla tradizione in due gentili signore che, ultime discendenti dell’antica famiglia Belviso,  erano solite affacciarsi dalle finestre della casa di proprietà familiare situata nel piccolo slargo racchiuso fra gli alti palazzi della passeggiata a mare.Notizia questa riferita anche da Gio Bono Ferrari nel celeberrimo volume &#8220;La citta&#8217; dei mille bianchi velieri? dove si racconta che questa famiglia figurava già nel 1300 come una delle principali del borgo. Mercanti di spezie e merci preziose, notai e uomini d’arme nella Repubblica Genovese, i Belviso raggiunsero l’apice della loro potenza tra il XVI e il XVII secolo ottenendo nella Chiesa di S. Maria Assunta in Camogli il giuspatronato della cappella del Crocefisso che conserva una tela del noto pittore genovese Bernardo Castello datata 1599 e  raffigurante Cristo in croce tra San Prospero e Santa Caterina e, in basso, i ritratti dei committenti, Agostino Belviso e la moglie. Di Agostino Belviso possediamo dunque il ritratto ma non abbiamo in fondo molte notizie. Dagli atti notarili si apprende che il Belviso è  genovese, ma il suo interessamento per la chiesa parrocchiale di Camogli induce a ritenere probabile un suo stretto legame con il borgo marinaro. La presenza di questa famiglia in Camogli è testimoniata anche dai simboli del casato raffigurati, insieme a decorazioni geometriche, nel pavimento a “risseu? della piazzetta restaurato nel 1980.<font face="Times New Roman"> </font></p>
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		<title>La meridiana di Camogli</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Aug 2007 17:11:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carla</dc:creator>
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CAMOGLI.  Dal muro di un’antica casa di piazza Colombo, la meridiana di Camogli domina il centro cittadino tanto animato e chiassoso nella stagione estiva, quanto silenzioso e riservato nel periodo invernale. Sul quadrante si legge la data : “1850?, epoca in cui fu di certo dipinta quasi a ribadire la vocazione di navigatori e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="lightbox[pics-1188148062]" href="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/08/meridiana.jpg" title="meridiana.jpg"></a><a rel="lightbox[pics-1188148062]" href="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/08/meridiana.jpg" title="meridiana.jpg"></a></p>
<p><a rel="lightbox[pics284]" href="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/08/immagine-174.jpg" title="immagine-174.jpg"><strong><img width="200" src="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/08/immagine-174.miniatura.jpg" alt="immagine-174.jpg" height="150" /><br />
</strong></a><strong>CAMOGLI.</strong>  Dal muro di un’antica casa di piazza Colombo, la meridiana di Camogli domina il centro cittadino tanto animato e chiassoso nella stagione estiva, quanto silenzioso e riservato nel periodo invernale. Sul quadrante si legge la data : “1850?, epoca in cui fu di certo dipinta quasi a ribadire la vocazione di navigatori e conoscitori del mondo dei camogliesi. <span id="more-284"></span>Pur con evidenti imprecisioni, i nomi delle città straniere riportati nella meridiana creano suggestioni di terre lontane di cui i più conoscevano a malapena l’esistenza: Londra, Parigi, Gerusalemme, Mosca, Lima, Tokio.   Sebbene risulti esistere già nel 1820 un orologio sul campanile della chiesa dell’isola, la meridiana dovette essere utile per leggere il tempo locale specie per chi non conosceva le cifre romane indicate sul campanile. In mancanza di documenti certi si può  ipotizzare che la presenza della meridiana sia collegata con l’affermarsi graduale ma incisivo di Camogli come città di quegli armatori e capitani che  furono protagonisti dei  traffici commerciali lungo le principali rotte marittime del tempo. Nel 1853, in un “scagno? di piazza Colombo, tre camogliesi, il Cap. Erasmo Schiaffino, il Cap. Giuseppe De Gregori e Nicolò Schiaffino, istituiscono l’Associazione di Mutua Assicurazione Marittima camogliese, la prima di tutte le mutue marittime del mondo. Quattro anni più tardi, da un documento di archivio, si apprende che nel porto di Camogli, sono presenti, per lavori di carenaggio o di manutenzione, nove bastimenti. Il grosso del naviglio degli armatori camogliesi è ancorato a Genova o costruito nei cantieri di Varazze o di Sestri Levante. Si contava allora una popolazione di 6483 abitanti, la maggior parte residente nel borgo e dedita alle attività marittime. Al 1858 risale il progetto di ampliamento e sistemazione dell’attuale piazza Colombo, fino allora una piccola striscia di terra che collegava il paese all’isola dove si trovano, oltre ad alcune case, la chiesa parrocchiale e il Castel Dragone. La meridiana, dal suo muro, sembra ricordare  tutto questo fermento di attività e di trasformazione di cui fu silenziosa testimone. </p>
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		<title>L’Oratorio di sant’Antonio Abate a Pieve Alta</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Aug 2007 19:05:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Pieve Ligure]]></category>
		<category><![CDATA[Storie e tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco distante dalla Chiesa di Pieve alta, sul fianco della collina, è l’Oratorio della Confraternita di Sant’Antonio Abate, situato all’inizio della strada che collega Pieve alta con San Bernardo. Sappiamo poco della storia di questo Oratorio perché non vi sono documenti d’archivio, il documento più antico che si sia conservato risale al 1582 e descrive [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco distante dalla Chiesa di Pieve alta, sul fianco della collina, è l’Oratorio della Confraternita di Sant’Antonio Abate, situato all’inizio della strada che collega Pieve alta con San Bernardo.<span id="more-185"></span> Sappiamo poco della storia di questo Oratorio perché non vi sono documenti d’archivio, il documento più antico che si sia conservato risale al 1582 e descrive la visita di monsignor Bossi, delegato del Papa. Egli visitò tutti gli Oratori della diocesi per accertare che la liturgia seguisse i dettami del Concilio di Trento. La dedica a Sant’Antonio era frequente nel mondo contadino, perché il santo è patrono degli animali, specie di quelli da stalla o da cortile. Nell’Oratorio si conserva un prezioso trittico datato 1520, opera del maestro Pietro Francesco Sacchi, che raffigura sant’Antonio Abate, san Giovanni Battista e San Benedetto, mentre sulla cimasa è rappresentato il Cristo morto fra la Vergine e l’angelo. Vi sono poi alcuni Cristi che un tempo venivano portati in processione fino alla Cappella di Santa Croce, situata sulla sommità del monte alle spalle di Pieve. Infine, nell’Oratorio sono conservati tre modellini di velieri, donati nell’Ottocento come ex-voto dai loro comandanti, probabilmente per ringraziare per lo scampato pericolo di una tempesta, cosa frequente durante le lunghe navigazioni a vela. Si tratta del  brigantino Nostra Signora delle Grazie, del comandante Antonio Consigliere, e delle bombarde Santa Teresa, comandata dal capitano Corsanego e Concezione del comandante Francesco Consigliere, donata nel 1806. (Notizie tratte dal libro Pieve su Pieve giù, leggende, ricordi, tradizioni, personaggi, a cura di Pie Luigi Gardella, 1999, pagg. 18-22 e dai Quaderni di Storia Locale, I volume, 2006, pp. 13-19). <a href="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/08/fig-2-oratorio2.jpg" rel="lightbox[pics185]" title="fig. 2 - la facciata dell’Oratorio"><img src="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/08/fig-2-oratorio2.miniatura.jpg" alt="fig. 2 - la facciata dell’Oratorio" height="141" width="200" /></a><br />
<a href="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/08/fig-3-oratorio5.jpg" rel="lightbox[pics185]" title="fig. 3 - l’ingresso dell’Oratorio"><img src="http://www.golfoparadiso.info/notizie/wp-content/uploads/2007/08/fig-3-oratorio5.miniatura.jpg" width="146" height="200" alt="fig. 3 - l’ingresso dell’Oratorio" /></a></p>
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