Testimonianze risorgimentali: Simone Schiaffino in versi e in musica
domenica 20 marzo 2011
Camogli. Simone Schiaffino, giovane alfiere dei Mille, occupa nella storia di Camogli un posto di primo piano per la sua partecipazione da protagonista alle vicende risorgimentali e per la morte eroica avvenuta nel corso della battaglia di Calatafimi del 15 maggio 1860. Il ricordo della sua figura e della sua vicenda umana non è mai venuto meno nel corso dei decenni . Piace qui ricordare solo a titolo d’esempio due testimonianze. Presumibilemente negli anni ‘20 dello scorso secolo viene composto un “Inno a Simone Schiaffino”. A comporlo sono, per il testo, Davide Vignola, Direttore delle Scuole elementari cittadine e, per la musica, Federico Olivari, organista della chiesa parrocchiale. L’inno è dedicato all’allora podestà di Camogli, Giuliano Bollo. Il tono declamatario e celebrativo del testo dell’inno è rintracciabile anche nei versi di Angiolo Silvio Novaro che nel componimento “I Mille” dedica a Simone Schiaffino alcune strofe: “Avanti, avanti! Il ligure Schiaffino/portava l’orgogliosa/bandiera sventolante nel turchino./Cadde, e coprì la terra sanguinosa con la grande persona.”







Camogli. Nell’atrio del municipio di Camogli è collocata una lapide marmorea che ricorda Giuseppe Garibaldi. Fu fatta collocare dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso nel giugno del 1882. Vi si legge: “Duce Padre al Popolo/Giuseppe Garibaldi/Il II giugno MDCCCLXXXII/giorno all’Italia nefasto spirava/partecipe al lutto nazionale/e perché valga esempio/d’impareggiabile virtù/alle future generazioni/la Società Operaia/deliberò pose”. All’indomani della morte del generale Garibaldi avvenuta il 2 giugno 1882, la giunta comunale camogliese, ricevuta la notizia dal sindaco della Maddalena, proclamò il lutto cittadino: il tricolore a mezz’asta per tre giorni, le scuole chiuse, le condoglianze inviate alla famiglia. Tuttavia non mancarono, all’interno dell’Amministrazione comunale, dei dissidi circa le modalità di perpetuare la memoria di Garibaldi. Il 7 giugno il sindaco, il cav. Giuseppe Bozzo, propose di collocare nel salone municipale un busto in marmo raffigurante Garibaldi ma all’iniziativa si opposero alcuni assessori che richiedevano fosse commemorato con pari rilievo anche il sovrano Vittorio Emanuele II. Nel dibattito che, contrapponeva come è evidente ideologie e posizioni politiche diverse, si inserì la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Camogli che ottenne di collocare la lapide ancora oggi visibile nell’atrio del Comune.





