• Pieve Ligure

Pieve Ligure, il paese che non c’è.
Mentre Bogliasco e Sori hanno dei centri storici ben visibili e immediatamente identificabili, Pieve sembra essere il paese che non c’è, perchè non vi si arriva direttamente con la via Aurelia o viaggiando in treno: bisogna cercarla e scoprirla a poco a poco. Dimenticate gli ozi e gli agi della pianura: già il nome – Pieve bassa, Pieve alta – ci dice che qui si deve per forza salire o scendere: e dato che siamo in Ligura, terra impervia, ci vuol fatica.
Pieve non possiede un vero e proprio centro, se non il piccolo borgo che circonda la bella chiesa di S. Michele – la Pieve – edificata in forme barocche in un luogo consacrato al culto da molti secoli. Anche sua la storia è in qualche modo sfuggente: si lega di volta in volta alla vicina Sori – nei documenti antichi è la Pieve di Sori – oppure a Bogliasco. Solo nel dopoguerra Pieve diverrà Comune autonomo ed indipendente.
Se scegliete di salire, potete inerpicarvi per qualche creuza dai cento gradini o su per via Roma: arrivando nella piazza della Chiesa la fatica sarà ripagata dalla splendida vista sul Golfo Paradiso, dai profumi dei limoni e delle mimose, dalla bellezza dei giardini che i pievesi coltivano con tanta cura. Poco distante si trova l’antico Oratorio di S. Antonio, con i suoi Cristi lignei e gli ex voto dei marinai.
Altre creuze collegano il borgo della chiesa con i vicini centri di San Bernardo e di Sori, attraversando antichi gruppi di case contadine come Migone o (un altro nome). Oppure salgono fino alla piccola vetta di Santa Croce, per molti secoli meta dei devoti pellegrinaggi dei pievesi, o semplicemente delle loro scampagnate domenicali.
Se invece scegliete di scendere scoprirete il mare, che trionfa con le sue alte scogliere, le calette nascoste, i pini e la macchia mediterranea costellata da piccole ville o da curiosità in stile medievale come il Castello Cirla. Gli scali al mare vanno conquistati percorrendo ripide scalinate: ma ne vale la pena.
Questo quadro idilliaco non deve però ingannare il visitatore: in passato Pieve era ben diversa. Dai racconti degli anziani – un numero incredibile di arzilli ottantenni e novantenni – emerge un passato povero e difficile, una vita dura sempre in lotta con una natura bellissima ma avara. I pievesi praticavano un’agricoltura ai limiti della sussistenza nelle fasce ricavate con tanta fatica sui fianchi del monte. Un lavoro durissimo per coltivare gli olivi, le erbe aromatiche e medicinali, e ricavare il fieno per qualche capo di bestiame. Le donne si dedicavano alla tessitura o al ricamo; per gli uomini c’era il lavoro sul mare, come pescatori, o come marinai che restavano lontani da casa per lunghi mesi sui bastimenti.
Il duro lavoro dei nostri antenati ci ha lasciato un patrimonio di sentieri e piccoli gruppi di case: una splendida cornice per chi ha la fortuna di abitarvi, e una bellezza diffusa per coloro che, con un po’ di fatica, vorranno scoprire questi semplici tesori.