Il lago nero

Un pò di frescura si era manifestata con le ombre della sera, l’estate di quel fine ‘800 si era rivelata decisamente torrida. Beppin,nonostante la calura era sceso giù a Recco per il solito rifornimento di mangime per gli animali e di sigari per sè. La via del ritorno si rivelò irta di ostacoli quasi insormontabili: le inevitabili soste presso gli amici di sempre. Tra un bicchiere e l’altro il tempo era volato e l’oscurità incombeva sulla valle. Con calma Beppin si avviò verso casa accaldato e stanco.  Il viottolo che portava su a Terrile costeggiava un rio asciutto in gran parte dal suo corso che alimentava un piccolo lago tra le rocce e gli arbusti. Le estremità inferiori dell’uomo urlavano aiuto dopo una giornata prigioniere delle non proprio comode calzature. Beppin ebbe un moto di pietà e le liberò dalla tortura, tolse le ruvide calze e con un lungo sospiro di sollievo entrò nelle freschissime acque. Ebbe l’impressione di ascoltare un canto di gioia e ringraziamento devoto dalle riconoscenti estremità. L’ora era tarda, Beppin decise di riprendere il cammino, legò le calzature tra loro e pensò che avrebbero compiuto il resto del viaggio sulle sue spalle. Si avviò e dopo un centinaio di metri ricordò di aver dimenticato le calze sulla sponda del lago. Tornò sui suoi passi, le raccolse e rimase pietrificato dallo spavento per ciò che gli apparve. Dalle acque uscì una figura avvolta dalle fiamme e provvista di corna lunghe ed affilate. La fatica della lunga giornata non pesò affatto sulla velocità con cui Beppin risalì verso casa. L’alba era vicina e l’uomo attese il giorno recitando più volte il Rosario e chiedendo pietà per la sua anima. Il vecchio parroco ascoltò con interesse il racconto dell’agitato Beppin, lo rassicurò sul futuro della sua anima ma confermò la presenza di Satana nelle acque del lago. La notizia passò di bocca in bocca e da quel tempo il laghetto prese il nome di “lago nero del Diavolo” [F.L.]

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