La Chiesa di S. Michele a Pieve Alta

PIEVE LIGURE. Pieve Ligure deve il suo nome alla bella Pieve barocca – un un tempo chiamata Pieve di Sori – che sorge sulla sua piazza principale, a Pieve Alta (fig. 1-2). Le prime notizie riguardanti la Pieve risalgono all’anno Mille, mentre il più antico documento scritto, che si data all’anno 1143, riguarda le decime delle olive dei parrocchiani che venivano versate alla Pieve stessa. Non si conosce la data precisa in cui venne costruita l’attuale Chiesa: un tempo sulla facciata si leggeva la data del 1610, anno in cui l’edificio venne ampliato e prolungato, aggiungendo due nuovi altari. Il 17 agosto del 1749 Giuseppe Maria Saporiti, Arcivescovo di Genova, celebrò una Messa solenne per rinnovare la consacrazione della Chiesa, che venne dedicata a San Michele Arcangelo, alla Vergine Maria ed ai santi Eusebio e Celso. La facciata è decorata da lesene, capitelli ionici, stemmi papali, amorini e tralci d’acanto d’ispirazione rinascimentale (fig. 3-4). San Michele è raffigurato in un affresco sulla facciata della chiesa (fig. 5). Nel fregio soprastante compaiono i busti di sei santi: san Giuseppe, san Giacobbe e san Michele Arcangelo a sinistra (fig. 6), san Gaetano, san Rodano e san Giovanni Battista a destra (fig. 7). Le reliquie di San Rodano, riposte all’interno di un corpo in legno, vestito con un abito da legionario, sono sitemate in un reliquiario che sormonta l’altare di una cappella laterale (fig. 8); furono donate alla Pieve dal Cardinale Marco Antonio Colonna il 7 agosto del 1764. San Rodano era un legionario romano appartenente alla Legione Tebea, composta interamente da soldati cristiani che vennero tutti martirizzati; è patrono dei marinai e viene festeggiato la quarta domenica di settembre. L’interno della Chiesa (fig. 9) è scandito da una serie di altari laterali fiancheggiati da pilastri con colonne tortili che sorreggono timpani decorati da sculture (fig. 10). Il soffitto e le pareti sono interamente affrescati, e al centro campeggia una copia del san Michele di Perin del Vaga (fig. 11). Secondo una leggenda, il pittore fece naufragio in vista di Pieve nel 1527, e fece voto di eseguire un dipinto nella chiesa che aveva visto dal mare come ringraziamento per essersi salvato. L’altar maggiore (fig. 12) è intarsiato di marmi preziosi e così pure la balaustra settecentesca, opera dell’artista palermitano Angelo Maria Mosso. Il campanile è alto 40 metri e già nel Settecento aveva un orologio. Nel 1905 l’arciprete Rollino lo dotò di sei nuove campane, che durante la seconda guerra mondiale servirono più volte a dare l’allarme durante i bombardamenti aerei. (Notizie tratte dal libro Pieve su Pieve giù, leggende, ricordi, tradizioni, personaggi, a cura di Pier Luigi Gardella, 1999, pagg. 11-17).

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