Tele restaurate all’Oratorio di S. Prospero

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CAMOGLI.
Sabato, 29 marzo, alle ore 17,30, presso l’oratorio dei SS. Prospero e Caterina verrà presentato l’intervento di restauro di due delle sette tele che ornano le pareti dell’edificio religioso. Interverranno: il Sig. Logorati, Priore dell’Arciconfraternita, la Dott.ssa Farida Simonetti della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Genova,la Dott.sa Lilli Ghio, Storica dell’Arte e la Dott.sa Carla Componesi, restauratrice. Le opere, che raffigurano “L’orazione nell’orto” e “La flagellazione”, furono eseguite alla fine del ‘700 dal pittore bergamasco Giuseppe Paganelli. Le loro attuali condizioni ne hanno imposto il restauro avviato a cura della Soprintendenza. L’oratorio, chiuso fra gli alti palazzi di via della Repubblica, è forse uno degli edifici meno “emergenti” della città ma per i camogliesi rappresenta il luogo identificativo di una forma di devozione popolare tanto discreta quanto profonda. Con la sua facciata austera ravvivata da un affresco raffigurante i santi titolari ai piedi del crocefisso, l’oratorio ha un’origine antica risalente, secondo alcuni studi suffragati dalla recente scoperta di colonne di pietra, all’epoca romanica. Nel corso dei secoli è stato oggetto di ristrutturazioni e rifacimenti che le hanno infine conferito l’attuale aspetto con l’interno ad unica aula, coro ligneo settecentesco e opere d’arte di pregevole fattura tutte legate alla pratiche cultuali dell’omonima Arciconfraternita che in questo edificio ha da tempo immemorabile la sua sede. Storia particolarmente intensa quella dell’oratorio e non solo per questioni religiose. E’ stato luogo di riunioni della comunità camogliese nel ‘600 per l’elezione dei propri rappresentanti presso il governo centrale genovese. Più tardi ha ospitato le scuole pubbliche e la municipalità del periodo napoleonico, si è trasformato in lazzaretto durante alcune epidemie di metà ‘800 e ancora agli inizi del ‘900 è stato seggio elettorale. In questa fruizione “laica” dell’oratorio, sebbene limitativa per i confratelli del sodalizio, non può non leggersi il valore che da sempre questo edificio ha costituito per l’intera comunità. Le opere del Paganelli, oggetto del restauro da poco avviato, costituiscono un unico ciclo pittorico che, rappresentando la passione di Cristo, richiamano al culto del Santissimo Crocefisso introdotto fra le pratiche religiose dell’Arciconfraternita nel corso del ‘700.

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