Una caratteristica piazzetta di Camogli

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CAMOGLI.
Chiusa fra le case di via Garibaldi e via della Repubblica, nascosta ai turisti e poco frequentata dai residenti, una piccola piazza dalla caratteristica pavimentazione a “risseuâ€? racconta una pagina poca nota della storia camogliese. Piazzetta delle “Signore Seccheâ€?, toponimo non certificato in alcuno stradario, conserva il fascino del tempo lontano quando le vie cittadine erano identificate con nomi imposto dalle consuetudini, dall’aspetto urbanistico o dalla presenza di edifici di qualche agiata famiglia. Le “signore seccheâ€? della piazzetta sono identificate dalla tradizione in due gentili signore che, ultime discendenti dell’antica famiglia Belviso, erano solite affacciarsi dalle finestre della casa di proprietĂ  familiare situata nel piccolo slargo racchiuso fra gli alti palazzi della passeggiata a mare.Notizia questa riferita anche da Gio Bono Ferrari nel celeberrimo volume “La citta’ dei mille bianchi velieriâ€? dove si racconta che questa famiglia figurava giĂ  nel 1300 come una delle principali del borgo. Mercanti di spezie e merci preziose, notai e uomini d’arme nella Repubblica Genovese, i Belviso raggiunsero l’apice della loro potenza tra il XVI e il XVII secolo ottenendo nella Chiesa di S. Maria Assunta in Camogli il giuspatronato della cappella del Crocefisso che conserva una tela del noto pittore genovese Bernardo Castello datata 1599 e raffigurante Cristo in croce tra San Prospero e Santa Caterina e, in basso, i ritratti dei committenti, Agostino Belviso e la moglie. Di Agostino Belviso possediamo dunque il ritratto ma non abbiamo in fondo molte notizie. Dagli atti notarili si apprende che il Belviso è genovese, ma il suo interessamento per la chiesa parrocchiale di Camogli induce a ritenere probabile un suo stretto legame con il borgo marinaro. La presenza di questa famiglia in Camogli è testimoniata anche dai simboli del casato raffigurati, insieme a decorazioni geometriche, nel pavimento a “risseuâ€? della piazzetta restaurato nel 1980.

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